“L’ANORESSIA E’ LA MIA VITA” SOCIAL MEDIA, GRUPPI PRO-ANA E RAPPRESENTAZIONI DELL’ANORESSIA

Qualche giorno fa si è laureata Serana Malerba, la nostra prima tirocinante dell’associazione, Serena si è laureata in Comunicazione Professionale e Multimedia presso l’università di Pavia.

Il suo lavoro di tesi si è concentrato su  sulla figura del corpo perché è sempre stata oggetto di studio nel corso delle diverse epoche storiche in quanto racchiude in sé molteplici significati politici, culturali e sociali. In particolare ha messo in luce l’importanza della massiccia presenza del corpo all’interno dell’ambiente sociale in cui siamo chiamati, giorno dopo giorno, ad agire. Il fisico femminile, a partire dalla scultura classica, passando poi per la pittura europea del millennio scorso, finendo con la cinematografia novecentesca, dove le forme genuine di Marylin Monroe racchiudevano la bellezza iconica, assoluta ed indiscussa, è sempre stato rappresentato come un’armonia di abbondanza e rotondità. Col passare dei decenni il concetto di femminilità ha subito una rilevante trasformazione; le curve si sono assottigliate, l’abbondanza ha lasciato spazio all’essenzialità delle forme, il tono muscolare comanda, sottomettendo la morbidezza dell’adipe. La ricerca della magrezza, dello “stare in forma” ha spinto masse di donne in tutto l’occidente verso le palestre, diete e guru del fitness, creando nelle loro teste, oltre che un fine da raggiungere, anche un motivo di depressione, inferiorità, sofferenza, qualora il percorso presenti troppe difficoltà, oppure quando il risultato sperato non arrivi nei tempi prefissati. Gli angoli bui della psiche, nati dall’imbarazzo del non essere attraenti per i parametri societari, creano una distorsione, una devianza, una malattia dal nome “anoressia”. Ma che cos’è l’anoressia? Quali sono le maggiori richieste? Chi viene colpito maggiormente?

La parola anoressia significa letteralmente “perdita dell’appetito”, ma se viene usata per definire le pazienti anoressiche non è corretta in quanto in queste non si ha la perdita dell’appetito bensì il rifiuto di mangiare. L’anoressia è aumentata notevolmente negli ultimi anni; infatti al giorno d’oggi, può essere definita addirittura un “fenomeno di massa” in quanto è riscontrabile in ciascun livello sociale, coinvolgendo in egual misura soggetti appartenenti ad estrazioni economico-culturali differenti. Tale fenomeno/malattia si manifesta nella prima adolescenza, tra il 12 e i 15 anni, raggiungendo il picco massimo tra i 13 e i 18. L’essere magri e piacevoli fisicamente rappresenta, infatti, un modello vincente e socialmente desiderabile, a maggior ragione per un pubblico più facilmente influenzabile, come quello adolescenziale.

E riguardo a questo tema oggi le cose si complicano a causa delle Rete. Infatti, sul web nascono come funghi siti e blog in cui adolescenti e non, si scambiano informazioni sia per nascondere il proprio disagio agli occhi degli altri, sia per raggiungere nuovi e pericolosissimi stadi di anoressia. Questi siti, che se ne contano a migliaia, non solo supportano questo male, ma spingono i giovani alla competizione sulla loro forma fisica. Così, drammaticamente, si trovano navigando sul web siti e blog “Pro-Ana”, in cui “Ana” altro non è che la personificazione dell’anoressia nervosa rappresentata come un’amica molto cara, quando non una sorta di divinità o culto, da difendere se attaccata dagli estranei, perché modello di bellezza perfetto. 

Spesso però questi blog sono urla di aiuto di giovani ragazze che cercano nella magrezza estrema la perfezione.

“Pro-Ana per sempre … Ana è la mia filosofia di vita … Ana è l’unica che può aiutarmi. Se sei qui per criticare sei gentilmente pregato di uscire.”

Questo è l’incipit del più famoso e seguito blog Pro-Ana…

La “non identità” di Ana assume le forme di una sorta di divinità, di culto a cui aderire totalmente.

Il fenomeno della tirannia della snellezza implica un dualismo che non riguarda tanto la mente quanto la volontà anteposta al corpo. Quando una persona si ossessiona per raggiungere la magrezza rinunciando al cibo, lo fa per un atto di volontà. Non vuole mangiare, ma ciò non implica che non abbia appetito, che quindi la mente non generi in lei la sensazione di fame. E’ una scelta che porta il corpo ad essere assoggettato al dominio della volontà. Essa è un impulso inconsapevole irrazionale ma anche contraddittorio che, da un lato spinge a vivere tramite il piacere del corpo e del cibo, ma, dall’altro, induce anche  a rifiutare il corpo e  il cibo. Così la rinuncia al cibo nelle giovani d’oggi  esplicita la loro volontà inconscia di non voler affrontare il futuro, o un qualsiasi altro problema, rinchiudendosi nella loro malattia con l’idea di poter arrivare a qualcosa di più profondo e spirituale della semplice realtà, rivolgendosi quindi ad Ana.

Ana influisce su di loro in tutto e per tutto, dando, come detto prima, consigli su come dimagrire, su come magiare il meno possibile, per avere il totale controllo e arrivare alla perfezione estrema, per bruciare le calorie in eccesso.Ed è proprio così che le ragazze, influenzate ed incitate soprattutto dai Blog Pro-Ana, ragionano e mettono in pratica le regole: oramai non parlano più di diete e alimentazione, ma di un vero e proprio “stile di vita”.  Ma questo non basta, poiché l’auto-castigo e la punizione sono d’obbligo per chi è fin troppo debole per seguire le “filosofia Pro-Ana”. Fare mostra dimostrativa delle autopunizioni fa parte della logica e della pratica ascetica di cui abbiamo parlato prima. Questo rimanda anche alla dimensione dell’anomia durkheimiana: a fronte di uno stato anomico, Ana apparentemente fornisce un criterio dei valori e delle norme di orientamento che però si trasformano in altrettanti fattori che aggravano uno stato anomico fino all’autolesionismo e al suicidio.  Ed essendo cambiata la generazione e soprattutto la tecnologia, arriviamo a trovare ragazzine sempre più piccole che interagiscono su questi blog, perché, già in giovane età, sono assalite dal pensiero di una forma fisica perfetta. Questo anche perché pressate in continuazione da coetanei che, se si ha qualche chiletto di troppo, le isolano, schifano, le allontanano, si bullano di loro.

 

Internet non è solo il lato oscuro della medaglia. Numerosi sono anche i blog e le pagine web che testimoniano quanto sia bello ritornare ad avere una vita “normale”, senza il pensiero continuo al cibo, al corpo ideale e alla bellezza perfetta e, soprattutto, anche se molto difficile, avere la forza nel riuscire a raccontare la propria esperienza di vita, dalla malattia alla guarigione, ad estranei, con lo scopo e il desiderio di poter aiutare tantissime altre ragazze ad uscire dal tunnel e rivedere finalmente la luce. Uno di questi siti è NutriMente.

“L’idea della cooperazione con l’associazione “NutriMente” è nata dal desiderio di capire cosa spinge ragazze e ragazzi ad esasperare la cura del proprio corpo, il tentativo di raggiungere una forma gradita al proprio ego e agli altri, sfociando poi in qualcosa di distorto, cosa scatta all’interno di questi soggetti e cosa gli spinge a “farsi del male”. La mia cooperazione non è stata solo una partecipazione passiva a riunioni cliniche d’equipe, ma è stata studio, anche, di attività di ricerca e organizzative, un supporto nella gestione della comunicazione sui social e nella parte organizzativa di campagne di formazione. Personalmente ho partecipato alla creazione e allo sviluppo di una campagna di sensibilizzazione per la lotta ai disturbi alimentari. Dopo tante idee e proposte siamo arrivate alla conclusione di chiamare questa campagna “#nutrilamentecon”, che si riferisce sì alla nutrizione, ma l’idea è che la nutrizione non riguarda solo il corpo, quindi cercare di distogliere l’attenzione da questa “ossessivizzazione” nei confronti del corpo, ma che è importante fare qualcosa di buono e di bello per sé e per la propria mente, star bene sotto tutti i punti di vista, che non vuol dire solo avere un bel corpo, essere magre, ma con le componenti patologiche che ci sono nel disturbo alimentare. Con la campagna Nutrilamentecon si chiede alla gente di postare una foto di ciò che realmente li fa sentire bene su Facebook o su Instagram utilizzando l’hashtag “#nutrilamentecon”.”

Contro l’anoressia bisogna combattere, bisogna scegliere ogni giorno la strada del ricovero. Ricercare la verità ed avere cura di noi stesse, perché nessun altro lo farà: solo noi abbiamo tra le mani la nostra vita e possiamo decidere cosa farne, lottare contro l’anoressia o meno. E delle due scelte solo una ha un futuro! 

 

 

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3 thoughts on ““L’ANORESSIA E’ LA MIA VITA” SOCIAL MEDIA, GRUPPI PRO-ANA E RAPPRESENTAZIONI DELL’ANORESSIA

  1. chiara says:

    Molto bello e interessante.Sono una sostenitrice dell’origine, anche per quanto riguarda le strane “evoluzioni” che accadono alla nostra societá. Intanto c’é da dire che il patriarcato é sempre sull’attenti in tutte le sue orrende forme e non molla mai, la sua figlia altrettanto ipocrita e distorta é la vanitá. Se il disagio ha origine sociale allora sarebbero da bannare alcuni stilisti fotografi media e via dicendo perché cosí, a lungo andare, questa fasulla figura aliena considerata perfetta, non inquinerá il debole inconscio e mente di chi nemmeno si accorge quanto sia sbagliato distanziarsi da ció che invece é umano e veramente bello e che appartiene alla natura ma soprattutto quanto é bella la diversitá. Hai dimenticato che questo disturbo colpisce anche molti ragazzi maschi.

    • elena says:

      Grazie del commento!
      l’origine del disagio non è unicamente sociale. I disturbi alimentari hanno un origine multifattoriale per cui l’ambiente dove si cresce e vive ha un impatto, ma non è l’unico fattore che porta allo sviluppo di un disturbo.

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