Pregoressia: anoressia e gravidanza

Uno dei momenti di vita di una donna in cui il corpo subisce un profondo cambiamento è la gravidanza. Per alcune donne questa trasformazione può essere accompagnata da difficoltà di accettazione dei propri cambiamenti sia fisici che emotivi.
La tendenza delle donne in gravidanza a rifiutare il cibo e a percepire la propria immagine come distorta, con conseguente ossessione del proprio peso e eccessivo comportamento sportivo viene chiamata pregoressia.

Il termine pregoressia nasce dalle parole inglesi pregnancy e anorexia e vuole definire proprio un disturbo alimentare con esordio durante la gravidanza. Le conseguenze possono riguardare sia la madre (come l’aumento del rischio di depressione) che il feto (come aumento della percentuale di rischio malformazioni).

Caratteristiche della pregoressia

Le donne in questi casi possono manifestare ossessione per il proprio peso, digiuno o alternanza digiuno-abbuffate, vomito autoindotto e eccessivo esercizio fisico.
La difficoltà ad accettare la maternità può essere caratterizzata, inoltre, da un atteggiamento distaccato e cinico nei confronti dell’esperienza che si sta vivendo. Al contrario di come si potrebbe pensare, la donna gravida preferisce evitare di parlare della sua attesa e nascondere le forme del proprio corpo.

Pregoressia: una testimonianza

Anna ha incontrato Nutrimente Onlus e ha offerto la sua preziosa testimonianza, per offrire ai lettori la sua esperienza.

Capire quali possono essere i segnali di allarme, rende possibile intervenire precocemente. Anna ha sofferto di anoressia all’età di 16 anni e per circa 5 anni è stata molto male, fino al punto di entrare in coma. Quando ha “toccato il fondo”, cadendo persino in coma, ha preso consapevolezza di ciò che stava vivendo e ha iniziato a prendersi maggior cura di sé. Superata l’anoressia, si è sposata e a 28 anni ha avuto il suo primo figlio. A 35 anni, poi, è rimasta incinta della seconda bambina. Durante questa gravidanza ha sofferto di pregoressia. Ecco la sua esperienza riassunta in questa intervista.

  • Prima di restare incinta avevi mai pensato ai cambiamenti nel corpo per la gravidanza? Se sì, questo ha mai avuto un’influenza?

Sì, in passato, in particolare durante il periodo adolescenziale ho avuto paura dei cambiamenti che il mio corpo stava o potesse subire. È stato durante questa fase delicata che ho avuto l’esordio del mio disturbo anoressico. Successivamente, durante la mia prima gravidanza, non avendo avuto particolari difficoltà nell’affrontare i cambiamenti del mio corpo, pensavo che quest’ultimi non avrebbero avuto influenza su di me.

  • Dicevi che durante la gravidanza ti sei resa conto che qualcosa non andava, c’è stato un momento in particolare in cui hai preso piu’ consapevolezza?

Sì, fin dall’inizio della gravidanza, in modo particolare dal 3° mese di gestazione ho iniziato ad avvertire i primi segnali che qualcosa in me non andava. Vedevo il mio corpo cambiare, ingrassare… Ero terrorizzata… E di conseguenza ho iniziato a mangiare sempre meno, ed a fare attività fisica costantemente.

  • Durante la gravidanza parlavi volentieri del tuo “stato interessante”? Eri a tuo agio nel mostrare l’aumento della pancia col proseguire delle settimane?

No, non ne parlavo proprio. Cercavo infatti di evitare discorsi riferiti al mio stato interessante, e nascondevo la pancia che cresceva con un abbigliamento comodo. Questo perché provavo un estremo rifiuto della mia gravidanza e mi vergognavo di quello che la gente pensava di me essendo a conoscenza di quello che mi stava accadendo. Mi sentivo una madre cattiva.

  • Rispetto a prima della gravidanza, era cambiata l’attenzione per il tuo corpo?

Sì. Man mano che la pancia cresceva mi sentivo sempre più goffa, grassa e invalida. Percepivo il mio corpo in maniera distorta, rifiutavo di guardarmi allo specchio ed osservarlo cambiare; sentivo il bisogno di voler scomparire, annientarmi e soprattutto sentivo la necessità di far soffrire il mio corpo.

  • Durante la gravidanza facevi la stessa quantità di attività fisica rispetto a prima? Come ti sentivi dopo averla fatta?

Come già accennato nella seconda domanda, la mia attività fisica è cambiata repentinamente. Ogni giorno che passava sentivo la necessità di aumentarla; inizialmente camminavo per 5/6 chilometri al giorno; man mano che i giorni passavano e il mio corpo cambiava, la pancia cresceva, ho iniziato ad aumentare gradatamente i miei chilometri e le mie camminate diventavano sempre più frequenti ed estenuanti. Mi sentivo forte.

  • Come sentivi il rapporto fra i tuoi comportamenti alimentari o di esercizio fisico e la crescita del bambino? Come ti facevano sentire come madre?

Non sentivo nessun tipo di rapporto tra i miei comportamenti alimentari, l’esercizio fisico ed il bambino; per me (cosa pazzesca e paradossale oggi) è come se non esistesse il mio stato interessante. Ero concentrata su di me ed in particolare sul mio aspetto fisico, sul corpo che cambiava. Nei momenti di lucidità, però, riuscivo a pensare alla mia bambina e mi sentivo una pessima madre, “un’assassina”!!!

  • Durante questa esperienza cosa ti ha davvero aiutato ad uscirne?

La nascita di mia figlia, quando l’ho vista per la prima volta e l’ho presa in braccio, il suo odore, la sua costituzione minuta ed esile, la sua assoluta innocenza. Fin dai primi giorni, sentivo che qualcosa stava cambiando dentro di me. Ho chiesto aiuto, volevo la forza di essere capace di provvedere a lei, al suo benessere e alla sua piena e sana crescita.

  • Cosa consiglieresti a donne che si trovano situazioni simili alla tua?

Consiglierei, ai primi segnali di allarme, di non aver paura di chiedere aiuto. Come sappiamo durante il disturbo anoressico ci si sente forti, imbattibili e nel giusto soprattutto; abbiamo paura di farci aiutare, ci chiudiamo nel nostro mondo. Ecco, non abbiate paura di riconoscere che c’è qualcosa che non va in voi e che avete bisogno di aiuto: chiedetelo!!! Ai familiari, agli amici, al marito o partner se l’ho avete ed in particolare ad uno specialista nel campo. Affrontate il mostro!!!

Anna è stata supportata da professionisti e familiari che hanno saputo cogliere i segnali del suo malessere e che l’hanno aiutata a prendersi cura nel giusto modo di sé e della sua bambina.
Ad oggi sia lei che sua figlia stanno bene e vivono serenamente, al punto da ritenere molto importante raccontare di questa loro esperienza.

Diventa oltremodo necessario, in questi casi, riconoscere i possibili campanelli d’allarme di pregoressia e rivolgersi a esperti medici, psicologi e nutrizionisti.

La gravidanza porta inevitabilmente con sé grandi cambiamenti e “tempeste” emotive che possono mettere in difficoltà che possono essere affrontati nel modo migliore per salvaguardare il benessere di mamma e bambino e per poter affrontare al meglio questa indimenticabile esperienza.

Paola Dordoni per Nutrimente Onlus

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