Le nostre interviste su Anoressia e Social.

Anoressia e social i nostri ultimi interventi. Sul magazine Vero di questa settimana e su Vanityfair.it

Vero 6 aprile 2016 (Social anoressia)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Uno stralcio dell’intervista su Vanityfair.it, tutti l’intervista qui

“Gli esperti dell’associazione Nutrimente Onlus, che ha sede a Milano, hanno seguito molti casi in cui i disturbi alimentari sono stati superati anche grazie all’aiuto dei social network. Secondo loro questo approccio rappresenta una «terapia incredibile». E aiutano le loro pazienti a scegliere questo percorso.

«Oggi i disturbi alimentari si presentano già a partire dagli 11 anni – spiega Sara Bertelli, psichiatra -, con un’incidenza per anoressia nervosa tra lo 0,2 e lo 0,8%, bulimia nervosa intorno al 3% e disturbi del comportamento alimentare non altrimenti specificati tra il 3,7 e il 6,4%. Questi disturbi sono la seconda causa di morte negli adolescenti dopo gli incidenti stradali. È sempre più forte quindi la necessità di condividere queste storie e utilizzare i social network come strumenti per divulgare la possibilità di guarigione, utilizzando il linguaggio dei giovani che sono la popolazione a rischio».

L’associazione Nutrimente ha lanciato l’hashtag #guarireé, chiedendo alle pazienti di farsi una foto con un foglio bianco con su scritto il significato che ha per loro la guarigione. Molte lo stanno facendo e l’appoggio che ottengono da perfetti sconosciuti le aiuta a tenere duro. Come, lo chiediamo alla psichiatra Bertelli e alla psicoterapeuta Elena Tugnoli…”

Che cosa postano queste ragazze?
«Storie, fatiche, obiettivi raggiunti. Giorno per giorno pubblicano le foto dei loro pasti. E’ come un diario alimentare, lo strumento che gli psicoterapeuti chiedono alle pazienti di compilare. Poi riferiscono che cosa hanno mangiato, commentando. “Oggi sono stata brava perché ho finito il pasto”, oppure “Purtroppo stavolta non ce l’ho fatta”».

Pubblicano anche loro foto?
«Sì, anche le immagini del corpo, quando sono in una fase avanzata della terapia e sono già più sicure dei loro risultati. Postano foto di come erano e di come sono diventante, per mostrare i progressi».

In che modo le ragazze che vedono le foto e i post delle altre trovano un aiuto?
«Quando raccontiamo le testimonianze di chi ce l’ha fatta, aumenta sempre l’attenzione. Alle pazienti fa bene l’idea che si riesca a uscire da una malattia che dà sempre la sensazione di essere bloccate. E’ come se qualcuno confermasse loro che ce la possono fare, se si rimboccano le maniche»…

 

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