Sindrome di Adone: la ricerca di un corpo perfetto

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La rubrica Teen Nutritional Help nel caldo mese di agosto ha sbirciato gli sguardi tesi, delusi e posati sugli addominali a tartaruga del vicino d’ombrellone, scoprendo che, questo tipo di invidia, nulla sembra aver a che fare con una sana ammirazione: si tratta della Sindrome di Adone.

Ogni estate i settimanali e i quotidiani si precipitano a stimare i numeri di chi può ritenersi soddisfatto per aver superato la prova più importante per godersi le vacanze.

Gli esami di maturità? Le fatture emesse? No, la terribile e ben più temuta prova costume!

Dal momento che soltanto 3 o 4 persone su 10 la superano a pieni voti, anche se non è mai chiaro da chi sia composta la giuria, si cade facilmente nel Bikini Blues, la tristezza profonda mista ad un pericoloso senso d’inadeguatezza causata dal sentirsi in imbarazzo nel mostrare le proprie forme o in quella che viene definita la Sindrome di Adone.

Mostrare il proprio corpo è un tema delicato per tutti, specie in adolescenza, quando il rapporto con il proprio corpo attraversa un momento delicato  e può trasformarsi nell’espressione di un disagio nascosto.

La sindrome di Adone sarebbe collegata ad aspettative irrealistiche sul proprio corpo.

Falliti i propositi invernali di mettersi in forma che non hanno prodotto un corpo all’altezza di Adone, appunto – esempio di perfezione muscolare che nella mitologia greca, grazie alla sua possanza, faceva innamorare  la dea Afrodite, distogliendola dalla contemplazione della sua stessa bellezza – il risultato sarebbe una forte delusione e l’invidia per chi “ce l’ha fatta”.  Il malessere, poi, verrebbe mantenuto in spiaggia, spiando i bagnanti in cerca di addominali perfetti da desiderare o fondoschiena rotondi con cui vincere il paragone.

Mostrare il proprio corpo in costumi da bagno più o meno coprenti può essere uno scoglio da superare perché il mettersi a nudo non è solo qualcosa di fisico: ci espone emotivamente al giudizio dell’altro.

Il rischio, soprattutto per i più giovani, è sviluppare un giudizio severo nel modo di osservare se stessi e gli altri, ciò aumenta  la possibilità di sentirsi in balìa della critica altrui e di sviluppare un’insicurezza tale da giustificare la rinuncia al costume o il ricorso a rimedi improvvisati che rischiano di aprire le porte a comportamenti patologici ben più gravi.

Il desiderio di perfezione spesso coincide con un bisogno di protezione dal proprio senso d’inadeguatezza.

Il disagio che ci procura la passerella che separa il mondo reale dal bagnasciuga ci fa sentire come Sean Penn in Dead Man Walking (pellicola del 1995 diretta da Tim Robbins, il cui titolo allude al percorso che i condannati a morte in prigione fanno dalla loro cella a quella in cui verrà somministrata l’iniezione letale) e questo vale per gli uomini come per le donne, così come testimonia una ricerca di Nutrimente Onlus apparsa su un articolo del quotidiano  Il Messaggero per indagare la sindrome di Adone.

L’augurio del team di Teen Nutritional Help, in questa fine d’estate, per tutti coloro che non sentono di aver superato la prova costume è quello di superare almeno le proprie barriere e godersi i momenti piacevoli offerti dalla vacanza: ballare in riva al mare, bere una birra ghiacciata al tramonto, impegnarsi in una gara di capriole in acqua e sorprendersi con una doccia gelata quando il sole brucia sulla pelle. Permettere al proprio corpo di essere fonte di emozioni positive!

Ilaria Mandolesi

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